stefania's profileDomani non si può mai sa...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 28

    Il cambio della Guarida Ceca

        
     
    Ringrazio la "BATTI IL CINQUE PRODUCTION" per questa gentile concessione.
    January 10

    ESSERE E AVERE

    All’università sinora ho capito solo cose che sapevo già, ma mi sono penetrate nelle ossa come il terrore di un incubo che pure quando ti svegli continua ad afferrarti la gola.
     
    Un paio d’anni fa mi lamentavo della mia triennale, ma pure se frignando alla fine mi sono laureata con un bel 106 su 110 e da una settimana seguo i corsi di una laurea specialistica gestita da scienze statistiche e da scienze della comunicazione e presto, da brava studentessa universitaria, potrò ricominciare a lamentarmi di qualcosa, ma questo è l’argomento di un altro intervento.
     
    Dicevo, nel nuovo corso ho imparato cose che sapevo già. Il nostro professore spiegandoci le teorie sociali, non fa altro che sottolinearci quanto siano svalutati i titoli di studio, quanto valga sempre meno la nostra sudata laurea e di quanto bla bla bla... cose che- ripeto- sapevo già, ma la novità era che la spiegazione era particolarmente avvincente. 
     
    Però finita la lezione portata avanti come un’orazione da foro con una grande commozione nel tono della voce e con ampi gesti tragici e coinvolgenti, il prof facendo sfavillare i suoi occhi da dietro gli occhiali, chiede la partecipazione della classe e…
     … e un nero annoiato silenzio risponde a tanto entusiasmo.
     
    Se fossimo stati in un fumetto subito dopo il quadro con le stelline sulle lenti di Sgritta sarebbe apparsa l’inquadratura di noi inetti, con qualche aereopalnino di carta volante e lime rapide a smussare unghie pittate, sorvegliati dal ronzio del microfono e dell’unica mosca vagante.
     
    Il nostro prof scosso dallo sconforto ci guarda tramortito e afferma con voce ferma e assente che siamo la classe meno partecipativa che ha conosciuto. La cosa oltre che mortificarmi, mi ha fatto riflettere.
     
    La nostra laurea non vale niente perché non ci importa nulla di prenderla. Lo facciamo perché tutti lo fanno e perché senza non troveremmo un lavoro, che poi non troviamo nemmeno con quella in mano. La laurea non vale nulla perché non muoviamo un dito se non c’è riconoscimento ufficiale dietro. Non so, un voto, un attestato, cinque crediti o la stretta di mano timbrata di un preside.  Tutto perché studiamo e prendiamo trenta ma non ci importa veramente nulla di capire. Perché non proponiamo un’idea se l’insegnante non ci sollecita.
    Non facciamo nulla per niente, nemmeno per noi stessi forse, e non lo facciamo perché tanto la laurea non serve a nulla. Non abbiamo capito ( e questa è l’unica cosa nuova che ho seriamente immagazzinato anche se già la conoscevo) che dobbiamo studiare per avere il miglior riconoscimento ufficiale che ci serve come garanzia, come presentazione ma che da solo però è vuoto, e una volta raggiunto quello fare tutto quello che ci è possibile fare per apprendere di più, per diventare persone e non solo studenti.
    La differenza tra uno studioso e uno studente forse risiede in questa autonomia che appartiene al primo e che il secondo scansa tanto accuratamente. Mi rendo conto che più di ogni tirocinio, più di ogni esame serve impegnarsi nel raggiungimento dello scopo e che bisogna vestire a lungo e umilmente i panni dello studente prima di essere pienamente una studioso.
     
    Diciamo che non mi serve a nulla un altro titolo di studio. Non mi serve a nulla se non mi impegno a completarlo e questa scoperta che mi porterà il peso di una croce sarà sicuramente anche la mia unica salvezza.