stefania's profileDomani non si può mai sa...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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February 12 Le tre e ventiHo 22 anni e quando cammino per strada la gente si volta o distoglie lo sguardo; perché ho 22 anni e sono un’omicida.
Ho ucciso un ragazzo piantandogli una forbice nella schiena, e quella lama ha lasciato una cicatrice seria sulla mia espressione, un segno che non mi permetterà MAI di avere una vita normale perché anche gli alberi quando passo mi mormorano dietro “assassina”. Avevo otto anni quando quel bastardo di sedici dopo un’estate passata a tormentarmi prendendomi in giro e alzandomi la gonna cominciò a pestare di botte il mio gatto perché mi rifiutavo di consegnargli le mie mutandine. Non servì a nulla pregarlo di smettere. Con la faccia sporca di polvere e lacrime corsi nella sartoria di mia nonna e poi, tornata al campetto, mentre lui faceva rimbalzare a calci il mio Edgar contro il muro, gli ho assestato un colpo a sorpresa con tutta la rabbia e la forza di una ragazzina di soli otto anni che ha una mamma depressa e un padre spesso assente. Alle tre e venti di un pomeriggio d’estate, sotto un sole impietoso, nella solitudine più misera LUI pugnalato alle spalle moriva rantolando sulle budella sparse del mio gatto.
Al tempo del processo mia madre non smetteva di piangere e ripeteva che la nostra vita era rovinata che non c’era futuro che tutto era perduto. Mio padre la sera mi rimboccava meccanicamente le coperte, mi dava la buona notte ( anche quella di mamma) e poi mi diceva che non era colpa mia, che tutto sarebbe passato, ma da quel giorno, nonostante i suoi sforzi di sorridermi bonariamente non è più riuscito a guardarmi negli occhi. I giornali e l’opinione pubblica mi difendevano e mi compativano quasi all’unanimità, perché ero piccola, debole, e soprattutto inconsapevole. I bambini però mi evitavano, non venivano alle mie feste, e i miei cominciarono a invecchiare precocemente mangiati dal dispiacere, così ho imparato a farmi forte e da innocente sono cresciuta sola.
Ora ho ventidue anni e col tempo sono diventata la donna che ha ucciso un ragazzino; sono la femmina vendicativa che ha ammazzato un poveraccio per follia o emancipazione e la gente non ha pietà per un mostro senza cuore come me.
La mia punizione arriva ogni giorno, puntuale alle tre e venti, e prevede che il mio dolore e la mia colpa crescano e imbianchino con me, mentre LUI, un sole dopo l’altro, muore ogni volta più giovane e puro di quanto non avrebbe potuto fare se io non lo avessi ucciso. |
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